Home page -Comunicazioni Questo blog non rappresenta un testata giornalistica e non viene aggiornato periodicamente – raccoglie opere © di francesco zaffuto – ed è collegato in rete con i blog:

Dedicato a una donna


Dedicato a una donna


posso dirti
che mi piaci
come la terra
come l’acqua
come il pane

quel tutto
che circonda gli occhi
quel tutto
che respira
quel tutto
che batte e batte
dentro


Poesia tratta dalla raccolta “Alla ricerca di un dopo” di Francesco Zaffuto (1976/1978),  
Chi vuole ordinare la raccolta in forma di libro clic su “Alla ricerca di un dopo”

A Agnostico (Non dizionario)


A come Agnostico
deriva dal greco antico ἀ- (a-), "senza", e γνῶσις (gnōsis), "sapere", "conoscenza"
E’ stato già detto tanto sulla posizione dell’agnosticismo, da Protagora a Huxley. In queste  note non intendo fare una esposizione di riflessioni di vari pensatori, faccio solo qualche mia considerazione su cosa intendo per agnosticismo e sul mio modo di essere agnostico.
 Agnostico vuol dire: essere consapevole di non avere conoscenza su una questione. Se la questione è la deità, l’agnostico è colui che è consapevole di non avere conoscenza della deità. L’agnostico non è indifferente alla questione della deità, e non può essere confuso con l’atteggiamento dell’indifferenza. L’agnostico non nega la ricerca della conoscenza, afferma soltanto di non essere arrivato con la sua conoscenza. L’agnostico lascia aperta la porta della ricerca  e non chiude a nuovi spunti di conoscenza.
 Si è voluto spesso confondere agnosticismo ed ateismo, ma l’agnosticismo è in antitesi con l’ateismo, l’ateismo ha delle sue certezze in materia di negazione della deità, l’agnosticismo non ha certezze. L’agnosticismo altresì non è la religione del dubbio ma è il dubbio nel suo contingente, in un particolare momento e stadio della conoscenza. Se l’agnostico dice che non si potrà mai conoscere la deità in qualche modo chiude e nega la sua posizione agnostica, la posizione agnostica deve mantenere aperta la ricerca. 
 Ateisti e credenti in una fede in qualche modo si somigliano perché hanno delle certezze, l’agnostico è disposto ad ascoltare e a ragionare e non ha delle certezze, aggiunge che è difficile avere delle certezze ma non afferma che è impossibile. L’agnostico sa di non sapere, ha consapevolezza del suo limite. Essere agnostici è una condizione individuale e provvisoria, un agnostico non può appartenere al partito degli agnostici, perché il partito degli agnostici è in contrasto con lo stesso agnosticismo.
 L’agnostico, per il particolare stadio in cui si trova, vogliono assorbirlo da una parte quelli che professano una fede e dall’altra gli atei. L’agnostico sovente è disprezzato come mancante di coraggio o come chi ha scelto una posizione comoda; non è né l’uno né l’altro, spesso necessita del coraggio di restare isolato e la sua posizione di continua ricerca può essere spesso scomoda e faticosa.
 Nel mio essere agnostico ho letto diversi testi di religioni e continuo farlo,  ho potuto vedere come il tempo ha cancellato tante credenze, e come il tempo ha lasciato in vita, e insoluti,  i nodi più forti. Ho potuto vedere anche che verità scientifiche che in passato si consideravano vere poi sono state superate da nuove verità scientifiche. Religioni e scienza vagano come comete nel tempo, e il tempo di ogni singolo uomo è breve e spesso deve rispondere a quotidiani e miseri bisogni.
 Sono arrivato nel mio percorso solo a una breve considerazione: se Dio non c’è, continuerò a vagare senza un dopo; se Dio c’è, è sicuramente più buono di me.
 francesco zaffuto

Altre parole su NON DIZIONARIO 

Un dopo

Un dopo

Un dopo incerto
un dopo prigioniero
un dopo casuale
un dopo vecchio come il prima
un dopo nuovo che esplode

     un dopo amaro come il fiele
     e dolce come il miele

un dopo meraviglioso
come una fanciulla
che muove i passi in danza

    un dopo quello che
    sorregge il presente

    quel dopo
    puntello dei sensi
    e delle utopie
un dopo che muove la vita …

Poesia tratta dalla raccolta “Alla ricerca di un dopo” di Francesco Zaffuto (1976/1978),  
Chi vuole ordinare la raccolta in forma di libro clic su “Alla ricerca di un dopo”

Agli uomini della terra


Agli uomini della terra

Vi ho amato
Quanto vi ho amato
nei vostri cipigli
nelle movenze confuse
in quel vostro cercare
nelle terre brulle
in quel vostro empirvi di fatue glorie
quando masticando terre grasse
piene di verdi fiumi
gorgogliavate di orgoglio
Quanto vi ho odiato
nelle somiglianze
in quel vorace indigesto impazzire
nell’ignorato senso della morte
con la vostra ottusità
e la vostra scienza
il correre d’un verso
poi dall’altro
il codardo fuggire
e i deliri di superbia
Ed io e noi che interno a voi
mi trasfiguro
in riluttante pianto
altro non sono che il nostro mutamento

Poesia tratta dalla raccolta “Alla ricerca di un dopo” di Francesco Zaffuto (1976/1978),  
Chi vuole ordinare la raccolta in forma di libro clic su “Alla ricerca di un dopo”

NON CAPIRSI


NON CAPIRSI

Terra
parlare la stessa lingua
e non capirsi

Famiglia
avere lo stesso padre e la stessa madre
senza essere fratelli

Chiesa
ripetere orazioni su orazioni
senza ascoltarsi

Amore
andare a letto insieme
e poi vestirsi

Bandiera
ripetere cortine di dissensi

Mondo
gli stessi desideri di pace
e scannarsi in guerra

Lacrime
              lo stesso sapore


Poesia tratta dalla raccolta “Alla ricerca di un dopo” di Francesco Zaffuto (1976/1978),  
Chi vuole ordinare la raccolta in forma di libro clic su “Alla ricerca di un dopo”

immagine: fotogramma dal film Deserto rosso di M. Antonioni

Paisi


Scritta tanti anni fa in siciliano. Ognuno porta dentro di sé confusamente tre Paesi: quello dove abita, quello dove è nato, e quello dove desiderava abitare.


Paisi                                                                                              

Un paisi è na striscia di terra                                    
ca si stenni tra lu chianu e lu munti                        
lu suli ci batti di ‘n capu                                             
e lu tinci di tanti culura                                               

L’omini ca travagghianu a la chianura                     
s’asciucanu cu la manu la frunti                               
e si lamentanu pi la calura                                        
Quannu isanu l’uocchi a lu munti                            
pi circari e taliari luntanu                                           
pi lu signu si perdi la manu                                       
e chiamannu nuddu arrispunni                                

Cruvicati stannu li casi                                           
e li viecchi s’asciuganu l’ossa                                    
lamintannu ca sunnu scurdati                                 

Ora senti si leva lu ventu                                         
e passa tuttu asciucannu cuntrati                          
pi la schina la cammisa arrimina                            
e ti manna pinsera scurdati                                    
Tra li fogli frisca vuciannu                                        
comu a diri  a cu voli sintiri                                       
un cunfusu scrusciari di cori                                     

T’addumanni d’unni veni sta frevi                         
e ti sinti un luntanu muriri                                       
E lu ventu ora isa la pagghia                                   
e pi l’uocchi tutta ti piglia                                        
e po diri chianci pi d’idda                                         
accussi la ragiuni ci l’hai                                            

1977

Paese (traduzione in Italiano)
Un paese è una striscia di terra/ che si stende tra il piano e il monte/  il sole lo colpisce di sopra/ e lo tinge di tanti colori. /
Gli uomini che lavorano nella pianura/  si asciugano con la mano la fronte/  e si lamentano per la calura/. Quando alzano gli occhi al monte/  per cercare e guardare lontano/  il segno della mano pare perdersi/ e chiamando nessuno risponde. /
Sepolte stanno le case/ e i vecchi stanno a rinsecchirsi/ lamentando di essere stati dimenticati./
Ora senti che si alza il vento/  e passa asciugando ogni contrada/ per la schiena muove la camicia/ e ti manda pensieri dimenticati.
Tra le foglie fischia vociando/ come a dire a chi vuole sentire/  un confuso scrosciare del cuore.
Ti domandi da dove viene questa febbre/ e ti senti un lontano morire.

E il vento ora alza la paglia/ e per gli occhi tutta ti piglia/ e puoi dire che piangi per essa/  così hai una ragione.

Immagine: Una foto di Grotte (AG) paese dove sono nato, scattata nel 2014, un po' cambiato da come lo ricordavo.

Con questa poesia si conclude l'inserimento nel blog Grovigli di Parole  della raccolta  Scritti selvaggi di Francesco Zaffuto (1976/1978). 
Chi vuole ordinare la raccolta in forma di libro 
clic su raccolta di poesie “Scritti selvaggi”